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Regola 7 – Puoi vincere anche se non arrivi primo!

Non competere con il resto del mondo

Hai mai fatto caso a quante energie consumiamo per valutare ciò che fanno gli altri e cercare delle strategie per superarli?

Tutto per cosa? Per vincere una competizione!

Essere definiti “competitivi” piace a tantissime persone, soprattutto nel mondo occidentale; fa sentire “fighi”…

Ma cosa significa essere competitivi?

Competere deriva dal latino cum = con, assieme e petere = dirigersi verso, cercare; significa, quindi, andare insieme, convergere verso il medesimo punto.

Come ti dicevo, la società moderna ha  eliminato l’aspetto collaborativo insito nel termine lasciando intendere che l’importante sia superare gli altri. In realtà, come l’etimologia della parola ci suggerisce, la competizione non è un male di per sé, anzi…

Quella che possiamo definire come cattiva competizione implica il fatto di vincere a tutti i costi, primeggiando sull’altro. Mentre, una buona competizione è legata all’idea di raggiungere un obiettivo e può tirare fuori il meglio da un individuo che acquisisce motivazione per superare i propri limiti.

Nel primo caso, le persone competitive tendono ad essere ambiziose, egocentriche, a volersi affermare a qualsiasi costo. Ma queste persone spesso nascondono meccanismi legati ad una bassa autostima; un modello mentale nel quale se io sono bravo e riesco a raggiungere un certo risultato, dimostrando di essere migliore degli altri, sarò accettato e amato.

Questo atteggiamento porta spesso grande frustrazione in quanto, nella quotidianità, è facile incappare in sconfitte o fallimenti (abbiamo parlato del concetto di fallimento nell’articolo precedente); di conseguenza, il non sentirsi meritevoli di accettazione e amore, diventa sempre più forte. È così che inizia una “guerra per la realizzazione”, perché nulla è più importante del sentirsi amati.

Inoltre, in questo tipo di competizione c’è sempre chi vince e chi perde e, quindi, ci sarà sempre una persona infelice.

Ma come può la felicità di una persona basarsi sull’infelicità dell’altro?

Per questo, ti pongo una domanda: “essere amato” è un’azione che tu puoi fare oppure è una sensazione che deriva dall’azione di un altro?

Amare è una cosa che tu puoi fare, è l’atto che ti permette di cambiare il mondo passando da una logica di competizione ad una di cooperazione e collaborazione. Amare è l’atto che permette a tutti di vincere e crescere.

Un semplice esercizio potrà aiutarti a crescere in armonia:

  • Scrivi su un diario tutto ciò che ritieni bello di te, osserva gli ambiti e le situazioni in cui ti senti in gamba, ti senti bravo.
  • Poi, osserva gli ambiti e le situazioni in cui senti che gli altri sono migliori di te e scrivi in cosa tu puoi migliorarti un piccolo passo per volta. Così giorno dopo giorno potrai valutare i tuoi miglioramenti.

“Un professore, in una classe, portò dei palloncini per un’attività di gruppo.
Ne fu dato uno ad ogni studente, che doveva gonfiarlo e scriverci il proprio nome.
Poi tutti i palloncini furono raccolti e messi in un’altra stanza.
Ai ragazzi furono dati 5 minuti per ritrovare il palloncino col proprio nome.
Malgrado il caos di una ricerca frenetica, nessuno trovò il proprio palloncino.
Al quel punto, il professore chiese agli studenti di prendere un palloncino qualsiasi e di consegnarlo alla persona il cui nome era scritto sopra.
Nel giro di 5 minuti, ciascuno aveva in mano il proprio palloncino.
Allora il professore disse: Questi palloncini sono come la felicità.
Non la troveremo mai se ognuno cerca solo la propria. Ma se ci preoccupiamo di quella altrui…troveremo anche la nostra.”


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